ULTIMO AGGIORNAMENTO: 22 Settembre 2026. 17:05

Equinozio d’autunno, cosa cambia nel corpo

L’equinozio d’autunno segna l’inizio astronomico dell’autunno, ma sono soprattutto la riduzione della luce e i cambiamenti stagionali a influenzare ritmo circadiano, sonno, umore e vitamina D. La ricerca scientifica analizza come l’organismo si adatti al cambiamento del fotoperiodo e quali effetti possa avere sulla salute.

Il 22 settembre segna il passaggio astronomico all’autunno. Ma a influenzare l’organismo non è l’equinozio in sé: è il progressivo cambiamento della luce naturale.

L’autunno non arriva nel nostro organismo con un “interruttore”. L’equinozio rappresenta un preciso evento astronomico, mentre gli eventuali effetti biologici sono legati soprattutto alla progressiva riduzione delle ore di luce.
Nel 2026 l’equinozio di settembre si verifica il 22 settembre, segnando astronomicamente l’inizio dell’autunno nell’emisfero settentrionale. In quel momento il Sole attraversa il piano dell’equatore terrestre e giorno e notte risultano prossimi all’equivalenza.

La variazione del fotoperiodo, cioè della durata dell’esposizione quotidiana alla luce, rappresenta invece un importante segnale per l’orologio biologico. La luce raggiunge la retina e contribuisce alla sincronizzazione del sistema circadiano, coinvolto nella regolazione di sonno, vigilanza e secrezioni ormonali.
La ricerca sull’uomo mostra che il sistema circadiano è sensibile alle variazioni stagionali della luce naturale. Studi condotti in condizioni di esposizione alla luce naturale hanno osservato modificazioni della tempistica del sonno e dell’orologio biologico tra estate e inverno.

Anche umore e disturbo affettivo stagionale meritano attenzione. La riduzione della luce può contribuire, nelle persone predisposte, alla comparsa di sintomi depressivi stagionali. Le evidenze disponibili indicano che la fototerapia può essere utile nel trattamento del disturbo affettivo stagionale, anche se gli studi presentano differenze metodologiche e livelli di evidenza non uniformi.

Un altro elemento riguarda la vitamina D: la sua produzione cutanea dipende dalla radiazione UVB e può variare stagionalmente. Una ricerca condotta su volontari sani ha osservato variazioni stagionali della vitamina D associate anche a modificazioni della risposta citochinica.

L’equinozio, quindi, non è una causa diretta di malattia. È piuttosto un indicatore astronomico di una transizione ambientale che, nel corso delle settimane, modifica luce, temperatura e abitudini quotidiane.
Per sostenere l’adattamento stagionale possono essere utili comportamenti semplici: luce naturale durante il giorno, regolarità del sonno, attività fisica, alimentazione equilibrata e adeguata ventilazione degli ambienti.

 

Fonti:

NASA Science, Embracing the Equinox, 2026.
Wright KP Jr. et al., Circadian Entrainment to the Natural Light-Dark Cycle across Seasons and the Weekend, PMID 28162893.
Pjrek E. et al., The Efficacy of Light Therapy in the Treatment of Seasonal Affective Disorder: A Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials, PMID 31574513.
Nussbaumer-Streit B. et al., Light therapy for preventing seasonal affective disorder, PMID 30883670.
Khoo A-L. et al., Regulation of cytokine responses by seasonality of vitamin D status in healthy individuals, PMID 21323660.
Weekly and seasonal variation in the circadian melatonin rhythm in humans, PMID 34060670.
Characterizing the modern light environment and its influence on circadian rhythms, PMID 34284625.

Condividi questo articolo