La morte di una giovane lavoratrice dell’Istituto antiplague di Irkutsk, in Siberia, ha riportato la peste al centro dell’attenzione. Ma la prima regola della comunicazione scientifica è distinguere i dati verificati dalle ipotesi.
Secondo le informazioni diffuse dalle autorità russe, la donna è morta dopo una polmonite di eziologia sconosciuta. Gli accertamenti effettuati non avrebbero individuato microrganismi collegati alla sua attività professionale. Le persone entrate in contatto con lei sono state sottoposte a sorveglianza come misura precauzionale. Al momento non è quindi corretto parlare di una nuova epidemia o di una nuova variante di Yersinia pestis.
LA PESTE ESISTE ANCORA
La peste non è una malattia completamente scomparsa. È una zoonosi provocata dal batterio Gram-negativo Yersinia pestis, che circola soprattutto tra piccoli mammiferi e pulci.
Nell’uomo può manifestarsi principalmente in tre forme: bubbonica, setticemica e pneumonica.
La forma bubbonica è la più frequente e provoca tipicamente febbre e linfonodi dolorosi, i cosiddetti bubboni. La forma setticemica interessa il sangue, mentre quella pneumonica coinvolge i polmoni.
PERCHÉ LA FORMA PNEUMONICA È DIVERSA
La peste pneumonica merita particolare attenzione perché Y. pestis può essere trasmessa attraverso particelle respiratorie durante un contatto ravvicinato con una persona infetta.
Questo, però, non significa che ogni caso possa generare automaticamente una diffusione comunitaria. La trasmissione interumana è legata soprattutto alla presenza di un paziente con peste pneumonica e alla vicinanza con le sue secrezioni respiratorie. Per questo isolamento, sorveglianza dei contatti e diagnosi tempestiva sono strumenti fondamentali.
COME SI CONFERMA LA DIAGNOSI
Una polmonite grave, da sola, non è una diagnosi di peste.
La conferma richiede esami di laboratorio capaci di identificare Yersinia pestis in campioni biologici, come sangue, espettorato o materiale proveniente da un bubbone. La diagnostica microbiologica è quindi essenziale per distinguere un sospetto clinico da un caso confermato.
È proprio questo il punto centrale anche nel caso russo: finché non viene identificato il batterio, parlare di peste pneumonica come diagnosi certa sarebbe scientificamente prematuro.
UNA MALATTIA ANTICA, MA NON SCOMPARSA
La peste è stata responsabile di alcune delle più importanti pandemie della storia, dalla Peste di Giustiniano alla Morte Nera e alla terza pandemia iniziata nell’Ottocento.
Oggi il quadro è profondamente diverso. La malattia continua a essere presente in alcuni ecosistemi, ma può essere diagnosticata e trattata con antibiotici. La sorveglianza dei serbatoi animali, la diagnosi precoce, il trattamento dei pazienti e il monitoraggio dei contatti permettono di limitarne la diffusione.
I dati più recenti dell’OMS mostrano infatti che, tra il 2019 e il 2025, i casi umani segnalati sono rimasti geograficamente concentrati, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar.
IL CASO RUSSO: COSA POSSIAMO DIRE
La situazione di Irkutsk richiede attenzione epidemiologica, ma non allarmismo.
Le autorità hanno adottato misure di sorveglianza e controllo dei contatti. Al tempo stesso, le informazioni ufficiali disponibili indicano una polmonite di origine non determinata e non una confermata infezione da Yersinia pestis. Non sono inoltre disponibili prove pubbliche che dimostrino una nuova variante del batterio o una trasmissione sostenuta nella popolazione.
La lezione scientifica è semplice: un sospetto deve essere verificato, non trasformato in una certezza.
La peste rimane una malattia seria e merita sorveglianza. Ma la presenza del batterio in natura, un caso sospetto e una nuova epidemia sono tre situazioni epidemiologicamente differenti.
La scienza serve proprio a distinguerle.
Fonti scientifiche
- World Health Organization. Plague: fact sheet and epidemiological surveillance data. WHO, 2026.
- Achtman M, et al. Microevolution and history of the plague bacillus, Yersinia pestis. Nature Genetics. 2004. PMID: 15598742.
- Zietz BP, Dunkelberg H. The history of the plague and the research on the causative agent Yersinia pestis. Int J Hyg Environ Health. 2004. PMID: 15031959.
- Prentice MB, Rahalison L. Plague. Lancet. 2007. PMID: 17586306.
- Hinnebusch BJ, et al. Yersinia pestis: The Natural History of Plague. Current Topics in Microbiology and Immunology. 2021. PMID: 33298527.
- World Health Organization. WHO guidelines for plague management. WHO.








