ULTIMO AGGIORNAMENTO: 11 Settembre 2026. 18:14

Attentato 11 settembre: la nube tossica di Ground Zero

La nube di Ground Zero dopo l’11 settembre conteneva amianto, metalli pesanti, IPA, PCB, diossine e altri contaminanti. La ricerca scientifica ha documentato un’esposizione ambientale prolungata, con particolare attenzione agli effetti respiratori e alla salute dei soccorritori e delle comunità esposte.

A distanza di 25 anni dall’attacco alle Torri Gemelle, la ricerca scientifica continua a studiare una conseguenza meno visibile di quella tragedia: l’impatto ambientale della nube di polveri e fumi sprigionata dal crollo del World Trade Center.

Gli studi condotti nei giorni successivi all’11 settembre hanno identificato una miscela estremamente complessa di materiali: cemento polverizzato, fibre di vetro, amianto, piombo, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), PCB, diossine e furani. Alcuni campioni di polvere contenevano fino al 3% di amianto e concentrazioni di piombo comprese tra 101 e 625 microgrammi per grammo.

Il problema non si esaurì con la nube iniziale. Le attività di combustione e i focolai residui continuarono per settimane: gli incendi furono dichiarati ufficialmente spenti il 19 dicembre 2001. Le emissioni comprendevano particolato, metalli, VOC, IPA, PCB e diossine.
Il monitoraggio EPA documentò concentrazioni elevate e molto variabili di particolato e sostanze tossiche fino alla fine di ottobre, con una significativa diminuzione da novembre.
Quella nube, dunque, non rappresentò soltanto l’impatto immediato del crollo: fu anche l’inizio di una lunga storia di esposizione ambientale e conseguenze sulla salute.

 

Fonti della ricerca
PMID 12630465.
PMID 15121517.

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