Non serve accendere una sigaretta per essere esposti ai suoi effetti. Il fumo passivo (second-hand smoke) rappresenta una forma di inquinamento indoor che coinvolge milioni di persone e contiene circa 7.000 sostanze chimiche, tra cui numerosi composti tossici e cancerogeni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che non esiste un livello sicuro di esposizione al fumo di tabacco ambientale.
Il danno non riguarda soltanto i polmoni. L’esposizione può favorire infiammazione e alterazioni della funzione cardiovascolare, aumentando il rischio di cardiopatia ischemica e ictus. Secondo l’OMS, negli adulti non fumatori esposti il rischio cardiovascolare risulta aumentato di circa il 25-30%.
Particolarmente vulnerabili sono i bambini. Una metanalisi che ha analizzato 93 studi ha rilevato associazioni significative tra esposizione al fumo passivo e asma diagnosticata dal medico, respiro sibilante e sindromi simil-asmatiche.
La ricerca sta inoltre ampliando l’attenzione verso il fumo di terza mano: residui del fumo che rimangono su superfici, tessuti e polvere anche dopo che la sigaretta è stata spenta. A questo si aggiunge l’esposizione agli aerosol prodotti da sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato, un ambito ancora oggetto di ricerca epidemiologica.
Il messaggio della ricerca è netto: proteggere gli ambienti dal fumo significa proteggere anche chi non fuma.
Fonti della ricerca
World Health Organization (WHO) — Tobacco and nicotine, 2026. Dati aggiornati sugli effetti del tabacco e del fumo passivo.
WHO Europe — Secondhand smoke: the invisible killer that continues to cause death and disease, 2023.
WHO — Smokefree homes factsheet for policy makers, 2023.
He Z, et al. — The association between secondhand smoke and childhood asthma: A systematic review and meta-analysis. Pediatric Pulmonology, 2020. PMID: 32667747.
WHO — Environmental impacts of tobacco: second-hand tobacco smoke and environmental pollution.
WHO — The Tobacco Body, 2019.








