L’incendio di Taverna del Re a Giugliano riporta sotto i riflettori un tema che va oltre la cronaca: il comportamento delle diossine e dei PCB nella catena alimentare e il loro possibile bioaccumulo.
Si tratta di contaminanti persistenti e lipofili: tendono cioè a legarsi ai grassi e ad accumularsi progressivamente negli organismi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre il 90% dell’esposizione umana alle diossine avviene attraverso gli alimenti, soprattutto carne, pesce e prodotti lattiero-caseari.
Il latte materno rappresenta, proprio per questa caratteristica, anche un importante indicatore biologico dell’esposizione ambientale. Le diossine accumulate nel tessuto adiposo possono essere mobilizzate durante l’allattamento e trasferite nel latte. Il monitoraggio del latte umano viene infatti utilizzato a livello internazionale per seguire nel tempo l’esposizione della popolazione.
Lo stesso principio riguarda la filiera bufalina. Studi condotti in Campania hanno analizzato per un decennio oltre 800 campioni di latte di bufala, rilevando una progressiva diminuzione delle concentrazioni di diossine e PCB tra il 2008 e il 2010 e, successivamente, valori relativamente stabili e inferiori ai limiti europei per i prodotti lattiero-caseari.
La ricerca mostra quindi che il passaggio ambiente, foraggio, animale, latte, derivati è un percorso concreto da monitorare. Un precedente studio sulla mozzarella campana aveva inoltre rilevato PCB in campioni di latte e mozzarella, sottolineando l’importanza del controllo della filiera.
Questo non significa che l’incendio di Taverna del Re abbia contaminato latte materno o mozzarella. Sarà il monitoraggio ambientale e alimentare a stabilirlo. La vera partita scientifica si gioca ora sui campioni: aria, suolo, foraggi, latte e prodotti della filiera.
Perché, quando si parla di contaminanti persistenti, la nube è soltanto l’inizio. È ciò che può accadere dopo, lungo la catena alimentare, a richiedere la massima attenzione scientifica.
Fonti della ricerca:
Autori: Ulaszewska, M. M., et al.
Link/Riferimento: PMID: 24238918








