Il rogo divampato ieri a Taverna del Re, nel territorio di Giugliano, riporta l’attenzione su una domanda scientifica precisa: cosa accade quando i prodotti della combustione di un deposito di rifiuti raggiungono l’ambiente agricolo?
ARPAC ha già attivato il monitoraggio per diossine, furani e PCB aerodispersi, mentre i Comuni di Giugliano e Villa Literno hanno disposto, in via precauzionale, lo stop alla raccolta dei prodotti agricoli nelle aree più vicine al sito, in attesa dei dati definitivi.
Il punto centrale è la deposizione atmosferica. Gli inquinanti legati alle particelle possono ricadere su vegetazione e terreno. La letteratura scientifica documenta proprio questo percorso: le diossine e i composti diossina-simili possono essere trasportati dall’atmosfera e depositarsi su piante e suoli, entrando successivamente nella catena alimentare.
Non significa, però, che ogni coltura esposta sia automaticamente contaminata. La quantità effettivamente depositata dipende da concentrazione degli inquinanti, direzione dei venti, distanza dal focolaio, durata dell’esposizione e caratteristiche della superficie vegetale.
La maggiore attenzione riguarda quindi ortaggi, foraggi, suolo e produzioni zootecniche. Le diossine sono contaminanti persistenti e tendono a bioaccumularsi soprattutto nei tessuti adiposi degli animali; per l’uomo, oltre il 90% dell’esposizione avviene attraverso gli alimenti.
Per questo, dopo un incendio di rifiuti, la risposta scientifica non può limitarsi all’aria: servono campionamenti ambientali e controlli su alimenti, vegetazione, suolo e, quando necessario, mangimi e produzioni animali.
A Taverna del Re, dunque, la vera notizia sarà nei risultati delle analisi: saranno i dati, non il colore della nube, a stabilire l’entità dell’impatto ambientale.
Fonti della ricerca:
Autori: Fazzo, L., et al.
Link/Riferimento: PMID: 27682555








