Con l’arrivo dell’estate, la sudorazione aumenta per aiutare il corpo a contrastare il caldo e mantenere una corretta termoregolazione. Dietro ogni goccia di sudore si nasconde un sofisticato meccanismo di difesa, fondamentale per mantenere stabile la temperatura corporea. Tuttavia, se la perdita di liquidi non viene compensata con una corretta reidratazione, aumenta il rischio di disidratazione e, nei casi più gravi, di colpo di calore.
Il ruolo delle ghiandole sudoripare
Le principali protagoniste sono le ghiandole eccrine, distribuite su quasi tutta la superficie del corpo. Producono un sudore composto quasi interamente da acqua con una piccola quantità di sali minerali, indispensabile per disperdere il calore attraverso l’evaporazione.
Diverso è il ruolo delle ghiandole apocrine, presenti soprattutto nelle ascelle e nella regione genitale: il loro secreto è più ricco di lipidi e proteine e non serve a raffreddare il corpo.
Il caratteristico cattivo odore compare solo quando questo sudore viene degradato dai batteri naturalmente presenti sulla pelle.
L’acclimatamento al calore
Una buona notizia arriva dalla capacità dell’organismo di adattarsi.
Dopo circa una o due settimane di esposizione al caldo, il corpo diventa più efficiente:
- inizia a sudare prima;
- disperde meglio il calore;
- grazie all’azione dell’aldosterone, perde meno sodio.
È il cosiddetto acclimatamento al calore, un adattamento fisiologico che riduce il rischio di crampi e migliora la tolleranza alle alte temperature.
Quando bere troppa acqua può essere rischioso
Non sempre, però, bere molta acqua rappresenta la scelta migliore.
Durante sforzi prolungati o in caso di sudorazione abbondante, un’eccessiva assunzione di sola acqua può diluire il sodio nel sangue, provocando la cosiddetta iponatremia associata all’esercizio fisico.
I sintomi iniziali comprendono:
- nausea;
- mal di testa;
- confusione;
- gonfiore di mani e piedi.
Nei casi più gravi possono comparire convulsioni ed edema cerebrale, una condizione che richiede un intervento medico immediato.
Il colpo di calore
All’estremo opposto si trova il colpo di calore, una vera emergenza clinica.
Quando la temperatura corporea supera i 40 °C e il sistema nervoso centrale viene compromesso, con alterazioni dello stato di coscienza, convulsioni o coma, è necessario intervenire rapidamente per evitare conseguenze potenzialmente fatali.
Come funziona la reidratazione
Anche la scienza della reidratazione ha una spiegazione precisa.
Nell’intestino è presente un trasportatore, chiamato SGLT-1, che assorbe contemporaneamente sodio e glucosio, favorendo così un ingresso molto più rapido dell’acqua nell’organismo.
Per questo motivo, dopo una sudorazione intensa o durante attività fisiche prolungate, le bevande contenenti il giusto equilibrio di acqua, sali minerali e carboidrati risultano più efficaci della semplice acqua nel ripristinare l’idratazione.
I segnali da non sottovalutare
In condizioni normali, il consiglio resta semplice:
- ascoltare il senso della sete;
- controllare il colore delle urine;
- reintegrare i liquidi in modo graduale.
Se invece compaiono vertigini, crampi persistenti, confusione mentale o una marcata riduzione della diuresi, è importante rivolgersi tempestivamente a un medico.
Fonti scientifiche
- Heat Acclimatization – PubMed PMID: 29290412
- Exercise-Associated Hyponatremia – PubMed PMID: 26154320
- Heat Stroke – PubMed PMID: 32200122
- Fluid and Electrolyte Requirements for Exercise – PubMed PMID: 31820419
Direttore scientifico
Costantino Bravaccino
Articolo di
Carmen Cadalt








